Banche affidabili ma a rischio reputazione
Gli italiani: un popolo di risparmiatori maturi: Paese meno in affanno e più fiducioso di quel che si pensa
La prima ricerca reputazionale sul sistema creditizio italiano
Il Centro Studi Accademici sulla Reputazione (CeSAR) presenta il primo studio di settore su La Reputazione del sistema bancario italiano, il risultato di una robusta indagine realizzata su 2.500 titolari di conto corrente e arricchita da un approfondimento qualitativo che ha coinvolto dieci parlamentari e dieci giornalisti sensibili alle dinamiche sociali ed economiche di questo mercato. Pierluigi Sassi e Roberta Cafarotti di CeSAR, assieme a Mario Sensini del Corriere della Sera, presenteranno l’indagine giovedì 13 marzo alle 11,30 presso la sede della Stampa Estera, in via dell’Umiltà 83/c, a Roma.
All’indagine qualitativa hanno contribuito per il panel dei parlamentari: Donato Bruno, Daniele Capezzone, Romano Comincioli, Paolo Del Mese, Maurizio Eufemi, Alberto Filippi, Maria Leddi Maiola, Silvano Moffa, Fabrizio Morri, Raffaele Tecce. Il campione dei dieci giornalisti intervistati è invece composto da: Fabrizio Alfano, Gabriele Fontana, Oscar Giannino, Richard Heuzè, Nicola Lombardo, Caterina Parise, Antonio Quaglio, Mario Sensini, Mariella Venditti, Marco Zatterin.
Lo studio offre uno spaccato sulla situazione economica dei correntisti e sulle loro percezioni. Oltre il 60% dei correntisti intrattiene rapporti di tipo evoluto con la propria banca - investimenti, assicurazioni, fondi pensione o forme di debito come finanziamenti e mutui - e questo è un segnale di dinamismo economico. Ma ciò che forse più sorprende è che il Paese non corrisponde all’immagine riflessa dai media. La quota degli ottimisti (32.2%) supera di buona misura quella dei pessimisti (25,4%); e se gli italiani che s’indebitano sono meno del 4%, quelli che riescono ogni mese a risparmiare, qualcosa o molto, sono quasi il 40%: dieci volte di più. Il quadro a tinte fosche che emerge dalla lettura dei giornali o dalle polemiche politiche, influenza però fortemente la percezione dei cittadini. Dipende probabilmente proprio da questo il grande divario riscontrato tra capacità di risparmio e fiducia nel proprio futuro economico o, all’inverso, pessimismo e necessità d’indebitarsi. Ciò significa che molti temono per il proprio futuro, a dispetto della propria situazione reale .
Un’altra “sorpresa” è quella relativa alla positiva reputazione, seppur accompagnata da qualche ombra, del nostro sistema bancario. Le Banche in Italia godono di stima e fiducia presso l’opinione pubblica e trattengono con i propri correntisti relazioni tendenzialmente stabili. Il problema delle nostre Banche non è legato alla loro Reputazione attuale ma alla forte esposizione a rischi reputazionali. Le Banche infatti sono troppo passive verso i clienti e verso la società. C’è tanta professionalità ma poca anima, poca concorrenza, poca attenzione a condividere con i clienti e con il Paese i vantaggi materiali che dalla loro professionalità potrebbero scaturire. Tutto ciò espone la Banca ad atteggiamenti altrettanto passivi da parte dei correntisti che da una parte non sono disposti a nessuna forma di cooperazione e dall’altra fondano le proprie decisioni di acquisto non già in base a valutazioni razionali (gli scarsi vantaggi materiali offerti) bensì in base a volatili fattori emotivi. In generale dunque la struttura reputazionale del sistema bancario italiano appare vulnerabile.

