Credito e imprese: cose da fare subito
Il nostro paese vive, come il resto del mondo, una situazione di crisi economica brutale, e chi ha ruoli istituzionali è responsabile delle modalità con cui attraverseremo questa fase e delle condizioni in cui sarà il Paese al termine di questa fase . Da mesi gli attori economici sono disorientati, i mercati sbandano, l’insicurezza e l’ansia , per quanto irrazionale e generalizzata, continuano ad essere i principali fattori di crisi.Lo Stato deve, ad ogni livello istituzionale, nelle sue articolazioni centrali e territoriali ridare sicurezza , stabilità, rassicurazione agli attori economici.
Ad oggi , in particolare dal sistema delle piccole e medie imprese, arriva la costante segnalazione di una restrizione generalizzata del credito. Ciò significa che le misure fin qui adottate e le stesse strategie poste in essere per assicurare l’adeguata applicazione delle norme non hanno sortito l’effetto atteso.
Il credit crunch non è più un rischio, ma un fatto conclamato e le conseguenze saranno durissime se le imprese, e in particolare le PMI , non troveranno interlocutori che le ascoltino e sappiano valutare i loro dossier quando le banche usano pretesti per interrompere linee di credito , per negare affidamenti, per tardare risposte di credito che rendono poi inutile il credito stesso.
Negli ultimi mesi del 2008 la dinamica del credito alle imprese ha mostrato vistosi segni di rallentamento : a dicembre 2008 il tasso di crescita dei prestiti alle imprese è stato del 6,5% contro l’11 % del giugno precedente e il 12,3% di inizio 2008.
A novembre 2008 i prestiti alle imprese individuali sono diminuiti del 2,6% rispetto al livello di novembre dell’anno precedente, e questo non capitava da 10 anni.
Anche peggio è andata per le società non finanziarie per cui la dinamica dei prestiti ha subito una brusca frenata, dal massimo di 14,7% di ottobre 2007 la dinamica dei prestiti si è arenata al 6,0%
Ma i dati degli osservatori sul sistema delle PMI ci dicono anche che negli ultimi mesi il 6,6% delle imprese manifatturiere ha chiesto e non ottenuto un finanziamento Per il mancato finanziamento cresce il rifiuto da parte della banca ( 6,6%) mentre rimane costante pari all’1,4% la quota di imprese che rifiutano nuove condizioni maggiormente onerose.
L’indagine di Banca d Italia osserva un forte deterioramento delle condizioni di accesso al credito anche per medie e grandi imprese le quali passano a scaricare le tensioni sui fornitori , prevalentemente rappresentati da piccole imprese ( ogni media impresa ha mediamente 244 fornitori di materie prime, semilavorati e servizi,)
Altro dato su cui riflettere- e intervenire- è quello riferito ai tassi di interesse pagati dalle imprese:
la BCE ha avviato da ottobre una politica espansiva ( con un ritardo di mesi peraltro rispetto alla FED) ma i tassi di interesse pagati dalle imprese sono rimasti rigidi e sembrano non aver risentito concretamente della politica BCE. Tra ottobre e gennaio 2009 lo spread tra i tassi sui prestiti pagati da imprese e famiglie e l’euribor è raddoppiato passando da 1,42 punti a 3,05 punti.
Il mancato ribasso dei tassi rispetto a quelli di riferimento BCE, causato dalla crisi di fiducia tra banche ed i conseguenti maggiori costi dell’interbancario, e il mancato intervento su questa situazione anche con forme di garanzia che avrebbero presumibilmente ridato fiducia, ha ovviamente una ricaduta pesante sul sistema delle imprese, l’ufficio Studi di Confartigianato lo ha stimato in 12.537 milioni di euro l’anno ( che poi è l’1,8% del valore aggiunto delle imprese).
In sostanza chi ha assunto troppo rischio ieri è oggi troppo prudente, questa situazione va superata e in fretta.
Le misure assunte dallo Stato italiano in questi mesi a tutela del sistema bancario italiano hanno un comune denominatore: assicurare la continuità della erogazione del credito alle imprese, presupposto essenziale perchè la crisi non evolva in brutale recessione.
Il punto di snodo per sorvegliare il reale trasferimento delle risorse dal sistema del credito alle imprese è stato identificato dal Ministero dell’economia nel Prefetto.
Ritengo il coinvolgimento dei Prefetti, nell’ambito delle procedure di concessione del credito alle imprese, assurdo nella forma e nella sostanza , una forzatura di sistema demagogica e dannosa.
In un mercato, quello del credito, da sempre caratterizzato in Italia da una marcata opacità nella costruzione delle relazioni e dei prezzi tra domanda ( imprese ) e offerta ( banche ) sarebbe necessario intervenire sulle relative determinanti e non cercare pericolose derive scardinando l’unico strumento di governo del mercato degno di questo nome: la legge bancaria. Tra l’altro ammodernata con il Dlgs 185/93 e con il lavoro meritorio ormai decennale svolto dall’istituto di Vigilanza e dalle banche principali sui cosiddetti enunciati di Basilea 2 ( i cui parametri sarebbero peraltro oggi da rivedere a fronte delle attuali condizioni dei mercati industriali e finanziari )
Le Prefetture sono strutture con compiti, funzioni e dunque professionalità estranee a questa questione, affidare loro compiti di supervisione e garanzia del reale afflusso del credito alle imprese, non aiuta a rimettere in moto il credito, ma al più ad affidare loro la diligente fotografia della realtà.. Dalla fotografia alle azioni di rimedio passano tempi troppo lunghi e dunque inutili, ma la situazione è eccezionale nella sua gravità e richiede una rapidità d’azione eccezionale
Ciò che propongo dunque è di istituire la funzione del ” GARANTE DEL CREDITO” che assicuri, non attraverso indagini statistiche, ma con atti concreti, che le grandi risorse pubbliche poste a sostegno di un sistema privato, sortiscano in concreto l’effetto annunciato : evitare un cesura drammatica del credito alla economia, alle imprese, alle famiglie.
Funzione di garanzia che può essere istituita senza oneri particolari, perché i soli soggetti idonei a verificare le effettive dinamiche dei finanziamenti e del corretto rapporto del credito banche –imprese sono
la Banca d’Italia e il Ministero del Tesoro. Sono i soli ad aver ruolo, professionalità e competenze adeguate per capire, da subito, se il credito è negato in relazione al merito di credito oggettivo del richiedente o se altre ragioni presedano ai dinieghi o alle revoche e attivare immediatamente le azioni di rimedio.
Questo nell’immediato darebbe un aiuto concreto ( le esperienze in questa direzione di altri paesi - quali
la Francia che ha istituito dallo scorso novembre “Monsieur credit” con intervento diretto del presidente della repubblica- si stanno dimostrando efficaci)
Ma alle azioni di impatto ed efficacia immediata vanno affiancate azioni strutturali, con impatto ed efficacia di medio periodo per indurre le banche e le imprese a comportamenti piu’ corretti e trasparenti nei momenti cruciali del loro rapporto.
Azioni che dovrebbero prevedere per le banche:
- Trattamenti di favore fiscale nell’erogazione dei prestiti a termine ( ie: plafond mutui, rispetto all’erogazione dei fidi a revoca
- L’obbligo a garantire tempi certi nei processi di istruttoria.
- Chiara definizione delle condizioni commerciali ( spread ) con una contrattualistica piu’ chiara e intelleggibile, e sistemi di internal risk rating certificati
- Acquisizione e sviluppo soprattutto nelle grandi banche di competenze valutative professionali adeguate, per assicurare che le analisi delle singole imprese siano sostanziali e non formali:. i mutui devono essere erogati (in particolare in momenti di trasformazione critica dei mercati come l’attuale) sulla base dei piani e programmi e investimenti industriali non sul valore ipotetico dei fall back (i e. garanzie patrimoniali ).
- Ripristino di veri esperti dei differenti settori merceologici ( ndr. i famosi settoristi Comit e Segretari Fidi Credit, ), sia nelle reti commerciali che negli uffici fidi.
- La possibilità di qualificazione professionale presso le banche stesse in questa direzione ( potrebbe intervenire in tal senso ilMinistero del Lavoro )
Le imprese e i relativi comportamenti vanno visti specularmente alle banche. La multi-bancarizzazione che, da sempre, ha caratterizzato il rapporto banca-impresa in Italia si dimostra in particolare nociva come non mai.
Sul fronte delle imprese si rende dunque necessario:
- educazione e incentivi, fiscali e-o guislavoristici, a rafforzare le relazioni con le banche in funzione delle eccellenze che le banche stesse sono in grado di offrire loro in termini di servizi e prodotti ( estero, conti correnti, tesoreria, etc. ) non esclusivamente per relazioni personali e-o ammontare dei fidi.
- incentivazioni nell’acquisizione di competenze di middle-managemet in aree chiave oggi neglette quali la finanza, il controllo di gestione, la pianificazione strategica.
- Sviluppare la capacità di fornire informazioni periodiche da parte dell’impresa finanziata alla banca finanziatrice sostanziali e non formali.ia , soprattutto quelle di minori dimensinicome sogetti guida , ativi, portatori di novità e competenza, motori del cambiamento positivo di sistema.

